Trovare un segno: branding 1.0

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Arriva sempre un momento, in ogni progetto, in cui serve fermarsi e chiedersi: che segno voglio lasciare?

Per me, quel momento è arrivato quando Terrae ha smesso di essere solo un’idea e ha iniziato a chiedere una forma riconoscibile. Non solo un nome, ma un simbolo. Qualcosa che potesse vivere sui pezzi, sul sito, sui social, e magari un giorno anche inciso sull’argilla ancora cruda.

Il processo è stato tutt’altro che lineare.

Ho iniziato esplorando diverse strade, alcune più illustrative, altre più decorative. Forme che richiamavano vasi, oggetti, geometrie evidenti. Soluzioni che funzionavano “bene”, ma che non mi somigliavano fino in fondo. Erano corrette, forse anche piacevoli, ma non necessarie. E quando un segno non è necessario, prima o poi pesa.

Da lì ho capito che dovevo togliere, non aggiungere.

Il monogramma NP è nato così: da una ricerca minimale, quasi ascetica. Volevo qualcosa di essenziale, moderno, ma non statico. Un segno che fosse mio senza essere urlato. Linee continue, ritmo, un equilibrio tra rigidità e movimento. Un monogramma che potesse funzionare come firma, come marchio di produzione, come presenza silenziosa sul fondo di un pezzo.

Per il logo Terrae, invece, il discorso era più ampio.

Non volevo solo rappresentare la ceramica, ma ciò da cui tutto nasce: la terra. Da qui la scelta del simbolo alchemico dell’elemento terra, un triangolo rovesciato, arcaico e potente. Un segno antico, carico di significati, che parla di materia, origine, trasformazione.

Ma Terrae non è solo terra.

C’è anche l’aria: quella della creatività, dell’intuizione, del movimento mentale che precede il gesto. È lì che nasce il pattern interno, fatto di linee che riempiono il triangolo senza appesantirlo, creando tensione, profondità, respiro. Un dialogo tra stabilità e leggerezza.

Guardando oggi il logo e il monogramma finali, vedo un equilibrio che prima mancava.

Sono segni che non cercano di spiegare tutto. Suggeriscono. Accompagnano. Lasciano spazio, proprio come dovrebbe fare un oggetto di design.

Non sono arrivati subito. Sono il risultato di tentativi, ripensamenti, scarti necessari. Ma soprattutto di una scelta precisa: far coincidere l’estetica con il mio modo di stare nel mondo e nel fare. Il segno, alla fine, non è solo grafica. È una dichiarazione di intenti.

L’argilla è ancora umida.

Le intenzioni prendono forma.


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