Dopo un mese in Friuli, passato a riconnettermi con la famiglia e con gli amici di sempre, arriva il momento di tornare a Roma.
È un ritorno atteso, ma non del tutto leggero.
C’è qualcosa che mi inquieta: lasciare indietro il laboratorio ceramico appena nato nel garage dei miei. Uno spazio improvvisato, sì, ma pieno di intenzione. Argilla, attrezzi, polvere buona sulle mani. Un luogo che, in poco tempo, aveva iniziato a somigliarmi.
La sensazione è quella di abbandonare qualcosa di fragile, ancora in formazione. Come se il gesto creativo avesse bisogno di continuità, di presenza, di essere abitato per non dissolversi.
Poi arriva il regalo di compleanno di mio marito.
E con lui, una risposta silenziosa a tutte le mie paure.
Un anno di affitto per un piccolo studio, proprio vicino a casa nostra. Da trasformare in laboratorio ceramico.
Un gesto semplice e gigantesco allo stesso tempo.
Non è solo uno spazio.
È la dimostrazione di aver capito di cosa ho bisogno in questo momento della mia vita. È come se mi dicesse, a modo suo: puoi tornare a casa tranquillo, hai tutto quello che ti serve per stare bene.
Lo studio è piccolo, ma perfetto a modo suo.

Ha quella qualità che riconosci subito: non chiede di essere riempito in fretta, ma di prendere forma con calma. So già che cambierà nel tempo, seguendo i miei gesti, le mie abitudini, i miei errori e le mie scoperte.

Dal Friuli arrivano altri doni: gli amici mi regalano un tornio da tenere a Roma. Un ponte concreto tra due luoghi che amo. La possibilità di fare ceramica ovunque io sia, senza dover scegliere.
A Roma, gli amici rispondono con la stessa cura: mirette, spugne, strumenti, piccoli oggetti indispensabili che dicono ti vediamo, sappiamo cosa stai costruendo.
E così mi ritrovo con due laboratori, due case creative, e una rete di affetti che sostiene questo percorso senza fare rumore.
Ora non vedo l’ora di iniziare.
Di sporcare di nuovo le mani.
Di produrre, sbagliare, imparare.
Questo laboratorio tutto mio non è solo un luogo: è una promessa mantenuta.
Le ansie e i timori si dissipano.
L’argilla è ancora umida.


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